Ci si guarda intorno solo quando le cose vanno male. Io sono la prima, a volte anche in ritardo, a farlo, anche se amo ritrovarmi spesso a riflettere sul senso del volersi bene, dell’amore, dell’aiuto, dell’essere presente. Penso spesso a ciò che ho, con la paura di poterlo perdere, ma non sono sempre abituata, quando il destino mi presenta il suo conto, ad accettarlo. Non riesco, non ce la faccio, non ne ho la forza.
Sono una che combatte fino in fondo, questo ormai penso lo abbiate capito, ma ho anche io i miei momenti in cui Tata non è quella spavalda, forte e spesso dura, che sembra. Certe volte Tata piange, e quando piange, diventa piccola piccola, una gnometta che si nasconde nella foresta delle emozioni, e vi rimane intrappolata come nelle sabbie mobili. Ho bisogno di elaborare quella lotta con le emozioni, e di perdermi, per ritrovarmi.
Sto anche imparando a scoprire che la tenacia non è solo una virtù propriamente umana. Ho avuto un esempio lampante, il mio Bas, che ha lottato con i propri limiti, con la sua età, con ciò che non poteva più fare, aggrappandosi con le unghie alla vita sino in fondo. Ecco, quando penso a lui e al fatto che in una trentina di chili di carne e di pelo c’era una forza di volontà così profonda, mi sento fortemente imbecille, perché non riesco a capire che tutti hanno qualcosa da insegnarmi, e troppo spesso io non lo comprendo.
Nulla è per scontato. Sto cominciando a capire che la vera felicità si trova quando si può davvero guardare, e vedere, le cose per quello che sono… e non per quello che noi vorremmo che fossero, o ciò che si desidera che potrebbero un giorno diventare, ma quello che sono adesso.Imparare a vedere le cose per quello che sono, quindi imparare ad accettarle, lavorare con loro, per loro, ed amarle. Mai e poi mai bisogna dare le cose per scontate. Che si tratti di un’esperienza, di un’opportunità, di una sfida o di una persona: tutto e tutti sono degni della nostra attenzione. Voglio imparare a vivere giorno per giorno, attimo dopo attimo la mia vita, i miei affetti, i miei raggi di sole. Voglio provarci, altrimenti a che cosa serve, pensare?
In effetti sono sempre stata convinta che pensare non sia mai stato un lusso, ma un agire necessario affinchè si possa evitare in tempo ciò che, sfuggendo alla logica dell’immediato, possa colpirci improvvisamente e renderci inermi di fronte ai colpi inferti dalle sfumature che non abbiamo saputo cogliere. Se, come sosteneva Hegel, il demonio si cela nei dettagli, il primo dovere per cautelarsi è dubitare, non solo degli altri, ma anche di se stessi. Lacerarsi nei dubbi non è sicuramente il sentiero più comodo, ma adagiarsi tra le braccia consolatrici di labili certezze è il più grave dei peccati .
Nulla deve essere dato per scontato, se così fosse ci trasformeremo da strateghi in gregari.
Il groviglio di logiche avverse che scatenerà il dubbio ci costringerà inevitabilmente a delle valutazioni. Chi pensa, non per diletto, ma perchè ha compreso che senza ricongiungere l’involucro alla sostanza si annega non solo nell’ovvio ma in un turbine di intemperie ben più gravi, è cosciente che ogni scelta deve essere ponderata considerando molteplici fattori. Ogni dilemma fugato ci costringerà a ritornare al dubbio. Tutto ciò rappresenterà una nuova sfida presentata sotto altre sembianze, la rinascita di un processo evolutivo che non cessa se non con la morte fisica o all’annichilimento mentale.
In fondo, l’importante non è nascere ma rinascere (Pablo Neruda).
